Cantina Masiero

Nei primi anni 2000 l’incontro con appassionati viticoltori ed il profondo legame con questa terra portano Franco a piantare il primo filare di Merlot; da quello che inizialmente doveva essere un gioco, un passatempo, nasce la Cantina Masiero. Successivamente nel 2015 decidono di iniziare un nuovo progetto di recupero di un vecchio vigneto che si trova sulla vicina collina di Sant’Urbano, dove il substrato unico in cui si mescolano marne e roccia vulcanica e riscoprendo altre vecchie varietà del nostro territorio: dal Pinot grigio ramato alla Garganega che qui veniva chiamata “Dorona”, per non parlare del Tai rosso, peculiarità vicentina che dimora su questa collina da più di cent’anni in vigna tutto è volto all’equilibrio, valore cardine della biodinamica , il dialogo tra le parti è sempre aperto e perciò cambia di anno in anno. Le attività manuali di potatura, potatura verde e vendemmia si alternano ai necessari trattamenti con rame e zolfo, svolti utilizzando un semicingolato che evita la compattazione del terreno. È bandito  qualunque altro elemento chimico o di sintesi. In cantina i principi rimangono esattamente gli stessi; evitiamo quindi qualunque processo che possa alterare l’integrità del frutto ed accompagniamo il mosto nel naturale e delicato processo di trasformazione in vino, senza l’ausilio di lieviti selezionati, starter, solforosa o controllo delle temperature. La scelta di non utilizzare additivi chimici, benché consentiti dalla legge, richiede un’estrema attenzione alla pulizia e alla cura di ogni passaggio. I vini sono specchio dell’annata vissuta, ogni anno diversi ed irripetibili, risultato di sperimentazioni nell’uso innovativo di materiali e tecniche enologiche e allo stesso tempo di riscoperta dei saperi antichi.

Nei primi anni 2000 l’incontro con appassionati viticoltori ed il profondo legame con questa terra portano Franco a piantare il primo filare di Merlot; da quello che inizialmente doveva essere un gioco, un passatempo, nasce la Cantina Masiero. Successivamente nel 2015 decidono di iniziare un nuovo progetto di recupero di un vecchio vigneto che si trova sulla vicina collina di Sant’Urbano, dove il substrato unico in cui si mescolano marne e roccia vulcanica e riscoprendo altre vecchie varietà del nostro territorio: dal Pinot grigio ramato alla Garganega che qui veniva chiamata “Dorona”, per non parlare del Tai rosso, peculiarità vicentina che dimora su questa collina da più di cent’anni in vigna tutto è volto all’equilibrio, valore cardine della biodinamica , il dialogo tra le parti è sempre aperto e perciò cambia di anno in anno. Le attività manuali di potatura, potatura verde e vendemmia si alternano ai necessari trattamenti con rame e zolfo, svolti utilizzando un semicingolato che evita la compattazione del terreno. È bandito  qualunque altro elemento chimico o di sintesi. In cantina i principi rimangono esattamente gli stessi; evitiamo quindi qualunque processo che possa alterare l’integrità del frutto ed accompagniamo il mosto nel naturale e delicato processo di trasformazione in vino, senza l’ausilio di lieviti selezionati, starter, solforosa o controllo delle temperature. La scelta di non utilizzare additivi chimici, benché consentiti dalla legge, richiede un’estrema attenzione alla pulizia e alla cura di ogni passaggio. I vini sono specchio dell’annata vissuta, ogni anno diversi ed irripetibili, risultato di sperimentazioni nell’uso innovativo di materiali e tecniche enologiche e allo stesso tempo di riscoperta dei saperi antichi.

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